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Rubrica Terza Pagina. Abolita la censura cinematografica: “Lo Stato non potrà più intervenire sulla libertà degli artisti”

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Il Ministro Franceschini ha asserito: “Lo Stato non potrà più intervenire sulla libertà degli artisti” ed ancora “Definitivamente superato quel sistema di controlli e interventi che consentiva ancora allo Stato di intervenire sulla libertà degli artisti” il La censura in Italia ha emesso il suo primo vagito con il Regio Decreto n. 532 del 31 maggio 1914. Già nel dicembre 1973, per la Commissione Cinema del Comune di Bologna e la Mostra Internazionale del Cinema Libero di Porretta Terme, Vittorio Boarini, allora direttore della Cineteca di Bologna, e Pietro Bonfiglioli, critico di arte, letteratura e cinema, curarono un convegno che avrebbe avuto un ruolo storico nella vita culturale della città e che si intitolava Erotismo, eversione, merce. Félix Guattari, Ado Kyrou, Fernanda Pivano, Gianni Scalia, Elémire Zolla e Pier Paolo Pasolini tra gli intervenuti ad esemplificare i termini di un dibattito di non scarse suggestioni circa la censura. Erano gli anni di film quali Trans-Europ- Express (1966) di Robbe-Grillet, L’armata a cavallo (1966) di Jancsò, Storia segreta del dopoguerra (1970) di Oshima, Trash (1970) di Morrissey, I diavoli (1971) di Ken Russell, Il Decameron (1971) e I racconti di Canterbury (1972) di Pasolini, Arancia meccanica (1971) di Kubrick, Ultimo tango a Parigi (1972) di Bernardo Bertolucci, La grande abbuffata (1973) di Ferreri e di molti altri. Pellicole che trasgredivano le consuetudini moralistiche e duellavano con i codici della censura. L’Eros, come scrivevano Boarini e Bonfiglioli, “non è un tema tra gli altri, ma la stessa coscienza erotica dell’immagine cinematografica come sensibilità e corporeità”. Erano gli anni ’70. Si fotografava una sensibilità contrapposta ai valori sociali e morali dell’epoca. I nostri giorni fanno i conti con una libertà sessuale concessa, pertanto usata, usurata, abusata. Il decreto attuativo firmato da Franceschini prevede che, d’ora in poi, i film indirizzati ai cinema siano scissi in quattro categorie: adatti a qualsivoglia tipo di pubblico ed i vietati ai minori di 6, 14 e 18 anni. A proporre la categoria reputata più adatta a ciascun film saranno direttamente i loro produttori e, solo a quel punto, la Commissione per la classificazione delle opere cinematografiche potrà avallare la categoria o avanzarne una differente. Certamente, ciò si tradurrà nell’impossibilità di censurare le opere cinematografiche, operando tagli o modifiche; ma una Commissione composta da sociologi, pedagogisti, psicologi, studiosi, esperti di cinema, educatori, magistrati, avvocati, rappresentanti delle associazioni di genitori e finanche di ambientalisti può osare esprimere un giudizio anche limitandosi al criterio dell’età anagrafica? Chissà se interverrà, verificherà, controllerà, magari sarà serva duttile e malleabile del Potere.

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